
Quanto tempo riesci a tenere in mano una pentola piena di acqua bollente?
Un secondo, forse due.
Poi la lasci cadere immediatamente.
Eppure, nella vita quotidiana, facciamo esattamente l’opposto.
Ci ritroviamo a tenere in mano pentole bollenti per minuti, ore, a volte per giorni interi.
Rabbia.
Offese.
Discussioni.
Situazioni spiacevoli.
Pensieri che continuano a tornare.
A volte quella pentola ce la mette in mano qualcuno.
Un gesto scorretto, una parola fuori posto, una mancanza di rispetto.
Altre volte siamo noi stessi a raccoglierla da terra e a stringerla con forza.
Ma se brucia… perché continuiamo a tenerla?
Oggi ero su un autobus.
Un’auto ha fatto una manovra improvvisa e pericolosa tagliando la strada al bus. L’autista ha frenato bruscamente evitando il peggio. Subito dopo ha suonato il clacson e ha iniziato a inveire contro l’altro guidatore.
Il punto è che quell’automobilista probabilmente non ha sentito nulla.
È andato via.
L’autista invece ha continuato a borbottare parole di rabbia per due o tre minuti dopo l’accaduto. Insulti, dissenso, irritazione.
L’episodio era già finito.
Ma dentro di lui continuava.
È un esempio banale, ma molto rivelatore.
Molto spesso non sono gli eventi a farci soffrire davvero.
È il tempo in cui continuiamo a tenerli in mano.
La vera libertà non consiste nell’evitare le pentole bollenti.
Quelle fanno parte della vita.
La vera libertà è accorgersi che stanno bruciando… e lasciarle andare subito.
Ogni minuto in più in cui le stringiamo è una scelta.
Una scelta spesso inconscia, ma pur sempre una scelta.
Calma, lucidità e serenità non sono il risultato di un mondo senza problemi.
Sono la capacità di non rimanere troppo a lungo dentro le emozioni che ci destabilizzano.
In altre parole, la libertà è molto più semplice di quanto sembri:
è la capacità di mollare la pentola quando scotta.