CAPACITÀ: NON QUEL CHE SAI FARE, MA QUELLO CHE PUOI ACCOGLIERE

 

Quando parliamo di “capacità”, pensiamo subito alle skills: saper fotografare, saper progettare, saper comunicare. Ma il termine racconta molto di più.

L’etimologia di capacità rimanda al latino capacitas, che significa ampiezza, contenere, avere spazio per accogliere. Non riguarda ciò che facciamo, ma ciò che siamo in grado di ospitare dentro di noi.

Nella psicologia contemporanea questo coincide con il “contenitore interno”: la nostra disponibilità emotiva e mentale a ricevere nuove esperienze senza esserne travolti. È la stessa idea che Bion descrive quando parla di “funzione contenitore–contenuto”: solo ciò che troviamo spazio per accogliere può trasformarsi in pensiero, intuizione, crescita.

La spiritualità lo dice con altre immagini:

il vuoto fecondo, la tazza che deve essere svuotata per poter essere riempita.

Il seme germoglia solo dove c’è spazio, la luce entra solo nelle stanze non ingombre.

E allora la domanda cambia:

non “cosa so fare?”

ma “quanto spazio ho creato dentro di me per evolvere?”

La vera capacità non è un elenco di competenze, ma un volume interno:

la disponibilità a lasciare andare ciò che occupa energia, aprire varchi, fare silenzio.

È uno stato, non una performance.

Le abilità arrivano dopo. Come naturale conseguenza di uno spazio che si è fatto più ampio.